IMMAGINA un mercato del lavoro che lasci ai lavoratori la piena proprietà del proprio lavoro; fondato sugli interessi delle controparti, come dovrebbe essere, e non delle parti sociali; sull 'autonomia privata, e quindi sulla libertà contrattuale, quella concessa a tutti i soggetti economici, eccetto che ai lavoratori dipendenti, i cui diritti di proprietà sono stati espropriati dai sindacati.
IMMAGINA un mercato del lavoro costruito sulla contrattazione individuale, dove la contrattazione collettiva funzioni al massimo solo da "accordo quadro" e suddivisa, secondo principi di sussidiarietà, sui livelli diversi: aziendale, territoriale, settoriale e nazionale. Una contrattazione svolta da organi effettivamente rappresentativi degli interessi delle parti, e non della politica, e scelti liberamente da queste.
IMMAGINA un mercato del lavoro trasparente e efficiente, che funzioni con un sistema di intermediazione del lavoro che faccia solo agli interessi (economici) dei propri clienti, imprese e lavoratori, perchè direttamente legati anche ai propri interessi (economici, non politici). Un sistema che aiuti i lavoratori a trovare il lavoro migliore, non a tenersi quello peggiore.
IMMAGINA un mercato del lavoro fondato sulla concorrenza, che premi i migliori con migliori condizioni contrattuali; non solo i lavoratori più produttivi, ma anche le aziende migliori. Non un mercato corporativo e protezionista, dove i sindacati proteggono i soggetti meno efficienti, lavoratori e imprese, a spese di tutti.
IMMAGINA un lavoro pensato né come DIRITTO nè come MERCE, ma come INVESTIMENTO, sia per le imprese che per il lavoratore, perchè produttore di profitti ma affetto anche da rischi; Dove il lavoratore sia imprenditore di sè stesso e sia libero di accumulare e gestire il proprio CAPITALE UMANO.
IMMAGINA un mondo del lavoro libero dalla politica; non più STRANGOLATO dalle tasse, non più OBBLIGATO a pagare con miliardi di contributi sociali errori e privilegi passati e presenti, ma libero di scegliere e offrire, anche come migliori condizioni contrattuali, in un regime di libero scambio, le migliori assicurazioni previdenziali, sanitarie, per la non occupazione e il licenziamento.
IMMAGINA un mondo delle imprese che riconosca i legittimi interessi (economici) dei propri dipendenti; che sappia mettere sullo stesso piano, pur cogliendone differenze e specificità, stakeholders/azionisti e stakeholders/dipendenti e dove le imprese, per questo, siano libere di scegliere tra diversi modelli di rappresentanza degli stakeholders/dipendenti per garantire nel migliore dei modi INFORMAZIONE, CONSULTAZIONE e PARTECIPAZIONE, secondo le forme più opportune. Dove la rappresentanza degli stakeholders/dipendenti sia affidata a professionisti, come accade per gli stakeholders/azionisti, e non più a sindacalisti semianalfabeti imbottiti solo di ideologia e conflittualità; dove gli organi di rappresentanza RISPONDANO del proprio operato di fronte a coloro che rappresentano.
IMMAGINA un sistema formativo che FORMI realmente CAPITALE UMANO, secondo le necessità del mercato del lavoro, e non secondo logiche politiche e sindacali; un sistema formativo pienamente integrato con quello degli intermediari del lavoro, in modo che ogni lavoratore possa essere indirizzato e possa scegliere liberamente la migliore formazione per accrescere il proprio capitale umano.
IMMAGINA una politica che si decida finalmente a dare REGOLE anche ai sindacati (dando finalmente attuazione all' art. 39 della Costituzione) in modo che ANCHE LORO operino all' interno della legge e secondo logiche di mercato.
IMMAGINA un mercato del lavoro con regole certe, non affidato all'arbitrietà e alla conflittualità degli interessi sindacali.
IMMAGINA un mercato del lavoro dove non ci sia alcuna differenza tra lavoratore dipendente e lavoratore autonomo.
NON IN NOME MIO
lunedì 1 agosto 2011
lunedì 2 maggio 2011
pensieri sul sindacalismo mafioso
In una recente discussione su Facebook, sulla bacheca di un amico, qualcuno si è risentito perchè ho parlato di "sindacalismo mafioso";
una spiegazione è d'obbligo.
Con il termine mafioso non intendo dire che i sindacati abbiano qualche legame con associazioni di stampo mafioso o camorristico, perchè non ne hanno alcun bisogno (forse succede, ma è un fatto che non è di mia conoscenza); voglio dire che i sindacati, soprattutto i principali sindacati di Cgil, Cisl e Uil, SONO COME LE ASSOCIAZIONI MAFIOSE, hanno le stesse identiche caratteristiche.
Con l'attuale sistema sindacale il singolo lavoratore non gode di autonomia privata o di libertà contrattuale, non ha la possibilità di amministrare e difendere i propri diritti, non è in pratica proprietario del proprio lavoro.
Tali diritti sono amministrati, al posto suo, dai sindacati, senza aver mai ricevuto alcuna delega effettiva per esercitare tale potere.
In più, come dimostra benissimo la vicenda che ho raccontato in questo blog, chi prova a fare attività sindacale, prima di tutto per curare direttamente i propri interessi, cercando di giocare al "loro stesso gioco" rischia (e togliamo anche il "rischia") di fare una brutta fine; per fermarci ad un tema caro alla retorica sindacale.. rischia seriamente il posto.
Questo accade prima di tutto perchè loro le regole del gioco (quelle che loro stessi hanno definito) possono permettersi di violarle in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, senza alcuna conseguenza.
La "svolta" della contrattazione aziendale, vista positivamente dal mondo industriale, e da buon parte di quello politico e sindacale, non cambierà affatto le cose, anzi (anch'io la vedrei in maniera positiva se si cambiasse anche il sistema della rappresentanza): le aziende potranno magari, in qualche caso, "selezionare" i sindacati più ragionevoli, ma secondo criteri ovviamente rispondenti agli interessi dell'impresa stessa, non certo a quelli dei lavoratori; i sindacati potranno comunque godere di un potere ancora maggiore, usato esclusivamente per i propri interessi.
Come spiegano le considerazioni svolte il sindacato finirà per essere, più di quanto non sia già ora, una associazione che vende servizi assicurativi completi: la difesa dal danno.. ma anche il danno stesso, qualora il malcapitato lavoratore non voglia assicurarsi con loro o tenti addirittura di mettersi contro di loro. Secondo modalità perfettamente identiche a quelle associazioni mafiose che vivono sul pizzo e le estorsioni.
una spiegazione è d'obbligo.
Con il termine mafioso non intendo dire che i sindacati abbiano qualche legame con associazioni di stampo mafioso o camorristico, perchè non ne hanno alcun bisogno (forse succede, ma è un fatto che non è di mia conoscenza); voglio dire che i sindacati, soprattutto i principali sindacati di Cgil, Cisl e Uil, SONO COME LE ASSOCIAZIONI MAFIOSE, hanno le stesse identiche caratteristiche.
Con l'attuale sistema sindacale il singolo lavoratore non gode di autonomia privata o di libertà contrattuale, non ha la possibilità di amministrare e difendere i propri diritti, non è in pratica proprietario del proprio lavoro.
Tali diritti sono amministrati, al posto suo, dai sindacati, senza aver mai ricevuto alcuna delega effettiva per esercitare tale potere.
In più, come dimostra benissimo la vicenda che ho raccontato in questo blog, chi prova a fare attività sindacale, prima di tutto per curare direttamente i propri interessi, cercando di giocare al "loro stesso gioco" rischia (e togliamo anche il "rischia") di fare una brutta fine; per fermarci ad un tema caro alla retorica sindacale.. rischia seriamente il posto.
Questo accade prima di tutto perchè loro le regole del gioco (quelle che loro stessi hanno definito) possono permettersi di violarle in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, senza alcuna conseguenza.
La "svolta" della contrattazione aziendale, vista positivamente dal mondo industriale, e da buon parte di quello politico e sindacale, non cambierà affatto le cose, anzi (anch'io la vedrei in maniera positiva se si cambiasse anche il sistema della rappresentanza): le aziende potranno magari, in qualche caso, "selezionare" i sindacati più ragionevoli, ma secondo criteri ovviamente rispondenti agli interessi dell'impresa stessa, non certo a quelli dei lavoratori; i sindacati potranno comunque godere di un potere ancora maggiore, usato esclusivamente per i propri interessi.
Come spiegano le considerazioni svolte il sindacato finirà per essere, più di quanto non sia già ora, una associazione che vende servizi assicurativi completi: la difesa dal danno.. ma anche il danno stesso, qualora il malcapitato lavoratore non voglia assicurarsi con loro o tenti addirittura di mettersi contro di loro. Secondo modalità perfettamente identiche a quelle associazioni mafiose che vivono sul pizzo e le estorsioni.
lunedì 4 aprile 2011
E siamo al punto di partenza
Le elezioni Rsu che si sono svolte in questi giorni all'interno di Y Spa ha visto il crollo della Fiom-Cgil, e di conseguenza il successo di Fim-Cisl (o viceversa).
Il suggerimento dato in questo blog di boicottare le elezioni non è stato ascoltato, come prevedibile.
Evidentemente i dipendenti di Y Spa non sono rimasti contenti dell'operato della Fiom e credono che la Fim possa fare meglio.
Altrettanto evidentemente devono aver dimenticato che la Fim-Cisl ha già avuto modo di dimostrare quanto vale essendo presente in azienda da anni e avendo avuto già quattro anni fa la maggioranza degli Rsu.
Fermiamoci qui, in genere evito di discutere i gusti sessuali altrui; al mondo c'è molta gente a cui piace prenderlo nel ****.
Il suggerimento dato in questo blog di boicottare le elezioni non è stato ascoltato, come prevedibile.
Evidentemente i dipendenti di Y Spa non sono rimasti contenti dell'operato della Fiom e credono che la Fim possa fare meglio.
Altrettanto evidentemente devono aver dimenticato che la Fim-Cisl ha già avuto modo di dimostrare quanto vale essendo presente in azienda da anni e avendo avuto già quattro anni fa la maggioranza degli Rsu.
Fermiamoci qui, in genere evito di discutere i gusti sessuali altrui; al mondo c'è molta gente a cui piace prenderlo nel ****.
lunedì 28 marzo 2011
Non in nome mio
Tra breve, alla Y Spa si svolgeranno le elezioni per il rinnovo delle Rsu.
Abbiamo già parlato brevemente dei problemi del nostro sistema sindacale qui, e delle vicende della Y Spa qui.
Alla luce di quanto detto mi sento di fornire un suggerimento, l'unica possibilità per tentare di modificare le cose: NON VOTARE.
Non votare, per rifiutare un sistema di rappresentanza che non sta tutelando in nessun modo gli interessi dei dipendenti, specie degli operai.
Non votare, per dare un segnale di rottura.
Non votare, comunque, per far sentire la propria voce.
Probabilmente questo suggerimento non sarà ascoltato, ma poco importa.
I problemi sindacali della Y Spa nascono al di fuori del recinto aziendale, e dall'esterno dovranno arrivare le soluzioni.
L'importante è porre la questione e portarla avanti.
E' un processo che si è già messo in moto.
E se poi le elezioni dovessero fallire?
Dipende da quanto i dipendenti di Y Spa vogliono veramente tutelare i propri interessi.
Le diverse sigle sindacali indicherebbero comunque i loro Rappresentanti Sindacali Aziendali, che per lo meno rappresenterebbero solo e soltanto gli interessi dei sindacati e dei loro iscritti (come avviene nella realtà, aldilà dell'ipocrisia della Rappresentanza Unitaria).
Per tutti gli altri, l'alternativa ci sarebbe: organizzarsi per difendere direttamente i propri interessi, senza politica, senza bandiere o "guerre di religione", con propri Rsa.
Lo permette lo statuto dei lavoratori, lo permette la legge.
Del resto, con un sistema della Rsu ormai quasi al tramonto (con la modifica della contrattazione nazionale dovrà per forza cambiare anch'esso), è giusto fin da ora cercare di costruire un sistema diverso che garantisca i diritti, la libertà e il rispetto delle regole.
Abbiamo già parlato brevemente dei problemi del nostro sistema sindacale qui, e delle vicende della Y Spa qui.
Alla luce di quanto detto mi sento di fornire un suggerimento, l'unica possibilità per tentare di modificare le cose: NON VOTARE.
Non votare, per rifiutare un sistema di rappresentanza che non sta tutelando in nessun modo gli interessi dei dipendenti, specie degli operai.
Non votare, per dare un segnale di rottura.
Non votare, comunque, per far sentire la propria voce.
Probabilmente questo suggerimento non sarà ascoltato, ma poco importa.
I problemi sindacali della Y Spa nascono al di fuori del recinto aziendale, e dall'esterno dovranno arrivare le soluzioni.
L'importante è porre la questione e portarla avanti.
E' un processo che si è già messo in moto.
E se poi le elezioni dovessero fallire?
Dipende da quanto i dipendenti di Y Spa vogliono veramente tutelare i propri interessi.
Le diverse sigle sindacali indicherebbero comunque i loro Rappresentanti Sindacali Aziendali, che per lo meno rappresenterebbero solo e soltanto gli interessi dei sindacati e dei loro iscritti (come avviene nella realtà, aldilà dell'ipocrisia della Rappresentanza Unitaria).
Per tutti gli altri, l'alternativa ci sarebbe: organizzarsi per difendere direttamente i propri interessi, senza politica, senza bandiere o "guerre di religione", con propri Rsa.
Lo permette lo statuto dei lavoratori, lo permette la legge.
Del resto, con un sistema della Rsu ormai quasi al tramonto (con la modifica della contrattazione nazionale dovrà per forza cambiare anch'esso), è giusto fin da ora cercare di costruire un sistema diverso che garantisca i diritti, la libertà e il rispetto delle regole.
Il lavoro è un bene privato
IL LAVORO E' UN BENE COMUNE, dice la Fiom.
Troppo facile rilevare in questo slogan una mentalità ancora troppo "comunista", ma che non caratterizza solo la Fiom, caratterizza tutto il sistema sindacale: la pretesa di poter gestire i diritti altrui come fossero diritti collettivi.
Solo un concessione può essere forse fatta a questa visione: Il lavoro non è un bene comune, ma è comune l'interesse a scrivere leggi e regole che garantiscano le libertà di tutti; ed è interesse comune rispettarle e farle rispettare.
IL LAVORO E' UN BENE PRIVATO.
Questa è la realtà, ovvia.
Stando al Codice Civile, per maggior precisione, è un bene economico con cui si scambiano altri beni economici.
Come tale è fonte di diritti, individuali.
Come tale il legittimo proprietario di tali diritti è il lavoratore stesso.
Come tale il lavoratore dovrebbe avere, ma così non è, piena autonomia privata, quindi libertà contrattuale.
Al massimo, come accade in molti altri casi, dovrebbe poter scegliere liberamente a chi affidare la rappresentanza dei propri interessi, attraverso il "trasferimento" di alcuni diritti.
Schema molto semplice, ma ben lontano dalla realtà attuale.
Oggi i sindacati gestiscono i diritti di milioni di lavoratori senza aver mai ricevuto un mandato diretto, con un sostegno sicuramente minoritario da parte dei lavoratori, solo sulla base della propria forza politica, secondo un sistema non molto diverso da quello corporativo di epoca fascista.
Ma, fatto ancor più grave, i sindacati non hanno alcuna responsabilità: non devono rispondere a nessuno e in nessun modo di questa gestione, nè ai lavoratori nè a nessun altro.Non devono rispondere nemmeno del mancato rispetto delle regole, regole che loro stessi si sono dati.
In sintesi, il sistema sindacale vive in una dimensione extra legem.
Sono problemi fondamental questi, che riguardano milioni di lavoratori, e che quindi influenzano l'intero sistema produttivo ed economico del paese.
Servirebbero quindi risposte concrete per riuscire a liberare tutto il vero potenziale delle nostre risorse umane, perchè molti sono i campi in cui questo potenziale viene compresso proprio per lo strapotere sindacale.
Risposte molto diverse da quelle tentate fino ad ora sia dai sindacati che da Confindustria.
I mutamenti in corso nel campo delle relazioni industriali e della contrattazione rischiano di accentuare soltanto i problemi: Spostare la contrattazione dal livello nazionale a quello aziendale, non offrirà maggior libertà ai lavoratori.
I sindacati si troveranno ancora con maggior potere, e senza alcun effettivo controllo.
Non è molto difficile immaginare quali potrebbero essere conseguenze.
La strada è quella delle riforme, ma per accrescere la libertà del lavoro.
Troppo facile rilevare in questo slogan una mentalità ancora troppo "comunista", ma che non caratterizza solo la Fiom, caratterizza tutto il sistema sindacale: la pretesa di poter gestire i diritti altrui come fossero diritti collettivi.
Solo un concessione può essere forse fatta a questa visione: Il lavoro non è un bene comune, ma è comune l'interesse a scrivere leggi e regole che garantiscano le libertà di tutti; ed è interesse comune rispettarle e farle rispettare.
IL LAVORO E' UN BENE PRIVATO.
Questa è la realtà, ovvia.
Stando al Codice Civile, per maggior precisione, è un bene economico con cui si scambiano altri beni economici.
Come tale è fonte di diritti, individuali.
Come tale il legittimo proprietario di tali diritti è il lavoratore stesso.
Come tale il lavoratore dovrebbe avere, ma così non è, piena autonomia privata, quindi libertà contrattuale.
Al massimo, come accade in molti altri casi, dovrebbe poter scegliere liberamente a chi affidare la rappresentanza dei propri interessi, attraverso il "trasferimento" di alcuni diritti.
Schema molto semplice, ma ben lontano dalla realtà attuale.
Oggi i sindacati gestiscono i diritti di milioni di lavoratori senza aver mai ricevuto un mandato diretto, con un sostegno sicuramente minoritario da parte dei lavoratori, solo sulla base della propria forza politica, secondo un sistema non molto diverso da quello corporativo di epoca fascista.
Ma, fatto ancor più grave, i sindacati non hanno alcuna responsabilità: non devono rispondere a nessuno e in nessun modo di questa gestione, nè ai lavoratori nè a nessun altro.Non devono rispondere nemmeno del mancato rispetto delle regole, regole che loro stessi si sono dati.
In sintesi, il sistema sindacale vive in una dimensione extra legem.
Sono problemi fondamental questi, che riguardano milioni di lavoratori, e che quindi influenzano l'intero sistema produttivo ed economico del paese.
Servirebbero quindi risposte concrete per riuscire a liberare tutto il vero potenziale delle nostre risorse umane, perchè molti sono i campi in cui questo potenziale viene compresso proprio per lo strapotere sindacale.
Risposte molto diverse da quelle tentate fino ad ora sia dai sindacati che da Confindustria.
I mutamenti in corso nel campo delle relazioni industriali e della contrattazione rischiano di accentuare soltanto i problemi: Spostare la contrattazione dal livello nazionale a quello aziendale, non offrirà maggior libertà ai lavoratori.
I sindacati si troveranno ancora con maggior potere, e senza alcun effettivo controllo.
Non è molto difficile immaginare quali potrebbero essere conseguenze.
La strada è quella delle riforme, ma per accrescere la libertà del lavoro.
domenica 20 marzo 2011
Il caso Y Spa
Da circa quattro anni lavoro presso la Y Spa, un'azienda meccanica della provincia di Varese (parte di una multinazionale), per diverso tempo nella Qualità, ultimamente come operaio in produzione.
Siccome si tratta di una vicenda "sindacale" è bene iniziare indicando i "protagonisti" di questa storia, oltre al sottoscritto naturalmente:
Da una parte, la Direzione aziendale, con l'amministratore dell'azienda, il dott. V, il responsabile del personale, il dott. L (figlio di un dirigente provinciale Fiom) e il procuratore dell'azienda, il rag. M, ex- funzionario/responsabile/dirigente dell' Univa (Unione degli industriali della provincia di Varese), che ha gestito la crisi e le relazioni industriali in questo delicato periodo.
Dall'altra parte, le Organizzazioni Sindacali di Fiom (Cgil) e Fim (Cisl).
Questa suddivisione è ovviamente solo di comodo: come vedremo, azienda e sindacati, si sono trovati spesso su fronti tutt'altro che contrapposti.
Meglio, si potrebbe pensare.
Sicuramente. Le contrapposizioni sindacali del passato hanno portato solo problemi ed una maggiore ragionevolezza è un fatto positivo, ma occorre valutare anche chi trae veramente vantaggio da questa "ragionevolezza", se porta maggiori benefici ai lavoratori, e soprattutto se rispetta i loro diritti individuali.
Torniamo alla vicenda...
Nel 2008 la crisi è arrivata per la Y Spa come per tutto il settore in maniera molto pesante; gli ordini sono crollati (anche per la decisione di spostare parte della produzione all'estero) e questo ha significato trovarsi con un enorme esubero di personale; innanzitutto è stato "tagliato" tutto il personale interinale, poi si è aperta la mobilità per alcuni dipendenti, infine, dal 2009, si è iniziata ad utilizzare anche la Cassa Integrazione (ordinaria).
Provvedimenti identici a quelli che hanno utilizzato migliaia di aziende negli ultimi anni.
Purtroppo, durante questo periodo l'azienda ha intrappreso anche una serie di comportamenti "poco corretti" nei confronti dei dipendenti; anche in questo caso, fatti abbastanza "normali" in situazioni come queste, forse utilizzati per favorire qualche licenziamento volontario. Meno "normale" è stato l'atteggiamento inerte dei sindacati presenti in azienda.
Personalmente non mi sono mai interessato di questioni sindacali, ma in quel periodo mi sono avvicinato al Sindacato Padano; non nascondo le mie attuali simpatie leghiste, ma quella scelta è stata dettata principalmente da due motivi:
Non mi sono mai sentito rappresentato da Fiom e Fim e volevo un'alternativa, anche per riuscire a tutelare i miei interessi in maniera più diretta, in secondo luogo ritengo utile superare la contrattazione nazionale per arrivare ad una contrattazione aziendale, ma passando prima dalla contrattazione territoriale (per modificare nel frattempo alcune "criticità"), come avviene per esempio in Germania proprio per il settore meccanico; questione questa che è sempre stata il cavallo di battaglia del Sinpa.
Con loro ho quindi iniziato a fare un po’ di “attività sindacale”.
La Rappresentanza Sindacale Unitaria doveva essere rieletta nell'aprile 2010, ma vista la situazione e siccome era evidente che presto in azienda si sarebbero affrontate questioni molto importanti, abbiamo promosso una petizione per anticipare le elezioni, come previsto dagli accordi sindacali del '93.
Più della metà dei dipendenti di Y Spa ha sottoscritto la petizione.
Si doveva andare al rinnovo... ma Fiom e Fim hanno fatto finta di nulla.
In compenso, pochi giorni dopo, mi sono ritrovato in cassa integrazione, con alcuni colleghi.
Evidentemente l'azienda aveva pensato di utilizzare la CIG in maniera totalmente diversa rispetto al passato.
Qualche informazione utile sulla Cassa Integrazione per chi è completamente digiuno sull'argomento:
La Cassa Integrazione dovrebbe essere uno strumento di garanzia prima di tutto per il lavoratore, per evitare che perda il posto di lavoro durante periodi di crisi; si può criticare lo strumento, preferire un sistema più flessibile, ritenerlo persino dannoso, ma la finalità della Cassa Integrazione è quella, quindi non può essere utilizzata in maniera discriminatoria;sicuramente non si potrebbe stravolgerne la funzione, facendolo diventare uno strumento per licenziare. Per questo, in genere, la CIG viene applicata tramite rotazione sui dipendenti (per la Cig ordinaria la rotazione non è obbligatoria, ma comunque fortemente "consigliata"; per la Cig straordinaria invece è obbligatoria per legge, a meno che non possa essere effettivamente applicata per motivi tecnico-organizzativi).
La mia azienda, per i dipendenti menzionati, ha utilizzato la Cig ordinaria fino ad aprile 2010 e poi la straordinaria, per altri 12 mesi, ma sempre senza alcuna rotazione.
Tornando alla questione "Elezioni", siccome le regole sindacali prevedono anche che le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze devono essere indette 3 mesi prima della scadenza naturale (come detto aprile 2010), da gennaio ho iniziato a insistere con i sindacati perché si rispettassero le regole che loro stessi avevano deciso; anche in questo caso hanno fatto finta di nulla.
Si è arrivati così ad aprile, con le RSU scadute e l'azienda che voleva aprire la Cig straordinaria: I sindacati hanno firmato l'accordo senza fiatare e soprattutto, senza chiedere garanzie reali sull'applicazione della rotazione per i lavoratori interessati alla Cig, come prevede invece le legge.
In questa situazione, senza nessuno che garantisse il rispetto delle regole, i dipendenti messi in Cig hanno accettato le condizioni dell'azienda: una "buona uscita" per accettare la messa in mobilità.
Col sottoscritto non è stato fatto nessun tentativo di accordo.
Risolte queste questioni, i sindacati si sono decisi a indire nuove elezioni soltanto a giugno.
Curiosamente, proprio alcuni giorni prima, la direzione aziendale, mi comunicava che non ero più autorizzato ad entrare in azienda (da quel momento, anche la busta paga dovevo ritirarla in portineria).
Ho presentato una richiesta per accedere in azienda per poter organizzare le elezioni, come previsto dallo Statuto dei Lavoratori, ma mi è stato rifiutato.
Grazie all'aiuto di qualche altro iscritto del Sinpa siamo riusciti a presentare una lista, dove però ero l'unico candidato (detto molto sinceramente, i simpatizzanti del SinPa che sono riuscito a contattare hanno declinato l'invito a candidarsi con la nostra lista "per non fare la mia stessa fine").
Abbiamo preso un buon numero di voti, ma non sufficienti.
In qualsiasi caso, se anche fossi stato eletto, credo che sindacati e azienda avrebbero sicuramente contestato la legittimità del SinPa a formare Rsu e ci avrebbe escluso, così come già fatto in altre aziende della nostra zona.
Come previsto dai regolamenti sindacali ho presentato un ricorso, per via del divieto ad accedere in azienda per organizzare le elezioni.
La Commissione elettorale interna all'azienda ha accettato il ricorso, quindi le elezioni dovevano essere rifatte, ma il verbale con la decisione della Commissione, consegnato all'azienda, per la precisione al dott. L, il responsabile del personale, (sì, il figlio del dirigente Fiom) è sparito.
Sempre secondo i regolamenti ho presentato un ricorso al Comitato dei Garanti (un "tavolo" costituito da rappresentanti dei sindacati, della Direzione Provinciale del Lavoro e di Confindustria), ma è stato bocciato: bocciato dai sindacati, ovviamente, che non hanno rilevato nessuna irregolarità, con l'astensione dei rappresentanti di Confindustria e della Direzione provinciale del Lavoro, a causa del "verbale mancante" (per essere precisi, la Direzione provinciale del lavoro aveva inviato alla Commissione Elettorale aziendale, tramite l'azienda l'invito a far pervenire per tempo il verbale mancante, tale comunicazione è stata "prontamente" consegnata dalla azienda ai membri della Commissione un' ora prima della convocazione del Comitato dei Garanti).
La vicenda, più o meno, finisce qui. I sindacati sono rimasti gli stessi e su quel "fronte" nulla è cambiato.
In compenso, la produzione che era stato spostata all'estero è tornata in Italia e gli ordini sono tornati a crescere, tanto che si è tornati ad assumere e ad utilizzare molto lavoro straordinario; il tutto mentre i dipendenti messi in cassa integrazione restavano fuori dall'azienda.
Dopo qualche mese io sono stato richiamato al lavoro, anche se in un altro reparto e con un altra mansione, senz'altro più "usurante" (lo dico con il massimo rispetto verso chi da sempre e per tutta una vita fa o ha fatto l'operaio), specie per chi deve portare avanti una famiglia e.. una seconda laurea.
Chiudo con due considerazioni.
Senz'altro la scelta di rivolgermi al Sinpa non è stata felice: tutto si è ridotto ad una questione politica, con Fiom e Fim che pur di difendere il loro "territorio" non hanno badato a violare le regole e i diritti altrui.
Infine, tra pochi giorni si rifaranno le elezioni per l'Rsu (visto che due dei tre rappresentanti si sono nel frattempo dimessi).Questa volta non parteciperò; non ne vale la pena: ho imparato a mie spese che è inutile giocare con chi usa dadi truccati.
Siccome si tratta di una vicenda "sindacale" è bene iniziare indicando i "protagonisti" di questa storia, oltre al sottoscritto naturalmente:
Da una parte, la Direzione aziendale, con l'amministratore dell'azienda, il dott. V, il responsabile del personale, il dott. L (figlio di un dirigente provinciale Fiom) e il procuratore dell'azienda, il rag. M, ex- funzionario/responsabile/dirigente dell' Univa (Unione degli industriali della provincia di Varese), che ha gestito la crisi e le relazioni industriali in questo delicato periodo.
Dall'altra parte, le Organizzazioni Sindacali di Fiom (Cgil) e Fim (Cisl).
Questa suddivisione è ovviamente solo di comodo: come vedremo, azienda e sindacati, si sono trovati spesso su fronti tutt'altro che contrapposti.
Meglio, si potrebbe pensare.
Sicuramente. Le contrapposizioni sindacali del passato hanno portato solo problemi ed una maggiore ragionevolezza è un fatto positivo, ma occorre valutare anche chi trae veramente vantaggio da questa "ragionevolezza", se porta maggiori benefici ai lavoratori, e soprattutto se rispetta i loro diritti individuali.
Torniamo alla vicenda...
Nel 2008 la crisi è arrivata per la Y Spa come per tutto il settore in maniera molto pesante; gli ordini sono crollati (anche per la decisione di spostare parte della produzione all'estero) e questo ha significato trovarsi con un enorme esubero di personale; innanzitutto è stato "tagliato" tutto il personale interinale, poi si è aperta la mobilità per alcuni dipendenti, infine, dal 2009, si è iniziata ad utilizzare anche la Cassa Integrazione (ordinaria).
Provvedimenti identici a quelli che hanno utilizzato migliaia di aziende negli ultimi anni.
Purtroppo, durante questo periodo l'azienda ha intrappreso anche una serie di comportamenti "poco corretti" nei confronti dei dipendenti; anche in questo caso, fatti abbastanza "normali" in situazioni come queste, forse utilizzati per favorire qualche licenziamento volontario. Meno "normale" è stato l'atteggiamento inerte dei sindacati presenti in azienda.
Personalmente non mi sono mai interessato di questioni sindacali, ma in quel periodo mi sono avvicinato al Sindacato Padano; non nascondo le mie attuali simpatie leghiste, ma quella scelta è stata dettata principalmente da due motivi:
Non mi sono mai sentito rappresentato da Fiom e Fim e volevo un'alternativa, anche per riuscire a tutelare i miei interessi in maniera più diretta, in secondo luogo ritengo utile superare la contrattazione nazionale per arrivare ad una contrattazione aziendale, ma passando prima dalla contrattazione territoriale (per modificare nel frattempo alcune "criticità"), come avviene per esempio in Germania proprio per il settore meccanico; questione questa che è sempre stata il cavallo di battaglia del Sinpa.
Con loro ho quindi iniziato a fare un po’ di “attività sindacale”.
La Rappresentanza Sindacale Unitaria doveva essere rieletta nell'aprile 2010, ma vista la situazione e siccome era evidente che presto in azienda si sarebbero affrontate questioni molto importanti, abbiamo promosso una petizione per anticipare le elezioni, come previsto dagli accordi sindacali del '93.
Più della metà dei dipendenti di Y Spa ha sottoscritto la petizione.
Si doveva andare al rinnovo... ma Fiom e Fim hanno fatto finta di nulla.
In compenso, pochi giorni dopo, mi sono ritrovato in cassa integrazione, con alcuni colleghi.
Evidentemente l'azienda aveva pensato di utilizzare la CIG in maniera totalmente diversa rispetto al passato.
Qualche informazione utile sulla Cassa Integrazione per chi è completamente digiuno sull'argomento:
La Cassa Integrazione dovrebbe essere uno strumento di garanzia prima di tutto per il lavoratore, per evitare che perda il posto di lavoro durante periodi di crisi; si può criticare lo strumento, preferire un sistema più flessibile, ritenerlo persino dannoso, ma la finalità della Cassa Integrazione è quella, quindi non può essere utilizzata in maniera discriminatoria;sicuramente non si potrebbe stravolgerne la funzione, facendolo diventare uno strumento per licenziare. Per questo, in genere, la CIG viene applicata tramite rotazione sui dipendenti (per la Cig ordinaria la rotazione non è obbligatoria, ma comunque fortemente "consigliata"; per la Cig straordinaria invece è obbligatoria per legge, a meno che non possa essere effettivamente applicata per motivi tecnico-organizzativi).
La mia azienda, per i dipendenti menzionati, ha utilizzato la Cig ordinaria fino ad aprile 2010 e poi la straordinaria, per altri 12 mesi, ma sempre senza alcuna rotazione.
Tornando alla questione "Elezioni", siccome le regole sindacali prevedono anche che le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze devono essere indette 3 mesi prima della scadenza naturale (come detto aprile 2010), da gennaio ho iniziato a insistere con i sindacati perché si rispettassero le regole che loro stessi avevano deciso; anche in questo caso hanno fatto finta di nulla.
Si è arrivati così ad aprile, con le RSU scadute e l'azienda che voleva aprire la Cig straordinaria: I sindacati hanno firmato l'accordo senza fiatare e soprattutto, senza chiedere garanzie reali sull'applicazione della rotazione per i lavoratori interessati alla Cig, come prevede invece le legge.
In questa situazione, senza nessuno che garantisse il rispetto delle regole, i dipendenti messi in Cig hanno accettato le condizioni dell'azienda: una "buona uscita" per accettare la messa in mobilità.
Col sottoscritto non è stato fatto nessun tentativo di accordo.
Risolte queste questioni, i sindacati si sono decisi a indire nuove elezioni soltanto a giugno.
Curiosamente, proprio alcuni giorni prima, la direzione aziendale, mi comunicava che non ero più autorizzato ad entrare in azienda (da quel momento, anche la busta paga dovevo ritirarla in portineria).
Ho presentato una richiesta per accedere in azienda per poter organizzare le elezioni, come previsto dallo Statuto dei Lavoratori, ma mi è stato rifiutato.
Grazie all'aiuto di qualche altro iscritto del Sinpa siamo riusciti a presentare una lista, dove però ero l'unico candidato (detto molto sinceramente, i simpatizzanti del SinPa che sono riuscito a contattare hanno declinato l'invito a candidarsi con la nostra lista "per non fare la mia stessa fine").
Abbiamo preso un buon numero di voti, ma non sufficienti.
In qualsiasi caso, se anche fossi stato eletto, credo che sindacati e azienda avrebbero sicuramente contestato la legittimità del SinPa a formare Rsu e ci avrebbe escluso, così come già fatto in altre aziende della nostra zona.
Come previsto dai regolamenti sindacali ho presentato un ricorso, per via del divieto ad accedere in azienda per organizzare le elezioni.
La Commissione elettorale interna all'azienda ha accettato il ricorso, quindi le elezioni dovevano essere rifatte, ma il verbale con la decisione della Commissione, consegnato all'azienda, per la precisione al dott. L, il responsabile del personale, (sì, il figlio del dirigente Fiom) è sparito.
Sempre secondo i regolamenti ho presentato un ricorso al Comitato dei Garanti (un "tavolo" costituito da rappresentanti dei sindacati, della Direzione Provinciale del Lavoro e di Confindustria), ma è stato bocciato: bocciato dai sindacati, ovviamente, che non hanno rilevato nessuna irregolarità, con l'astensione dei rappresentanti di Confindustria e della Direzione provinciale del Lavoro, a causa del "verbale mancante" (per essere precisi, la Direzione provinciale del lavoro aveva inviato alla Commissione Elettorale aziendale, tramite l'azienda l'invito a far pervenire per tempo il verbale mancante, tale comunicazione è stata "prontamente" consegnata dalla azienda ai membri della Commissione un' ora prima della convocazione del Comitato dei Garanti).
La vicenda, più o meno, finisce qui. I sindacati sono rimasti gli stessi e su quel "fronte" nulla è cambiato.
In compenso, la produzione che era stato spostata all'estero è tornata in Italia e gli ordini sono tornati a crescere, tanto che si è tornati ad assumere e ad utilizzare molto lavoro straordinario; il tutto mentre i dipendenti messi in cassa integrazione restavano fuori dall'azienda.
Dopo qualche mese io sono stato richiamato al lavoro, anche se in un altro reparto e con un altra mansione, senz'altro più "usurante" (lo dico con il massimo rispetto verso chi da sempre e per tutta una vita fa o ha fatto l'operaio), specie per chi deve portare avanti una famiglia e.. una seconda laurea.
Chiudo con due considerazioni.
Senz'altro la scelta di rivolgermi al Sinpa non è stata felice: tutto si è ridotto ad una questione politica, con Fiom e Fim che pur di difendere il loro "territorio" non hanno badato a violare le regole e i diritti altrui.
Infine, tra pochi giorni si rifaranno le elezioni per l'Rsu (visto che due dei tre rappresentanti si sono nel frattempo dimessi).Questa volta non parteciperò; non ne vale la pena: ho imparato a mie spese che è inutile giocare con chi usa dadi truccati.
lunedì 24 maggio 2010
150 miliardi di solidarietà
La lettura dei bilanci dell' INPS è sempre un passatempo molto interessante, anche se molto ostico. Di sicuro non è facile addentrarsi nelle oltre tremila pagine (divise in tre tomi) che vengono redatte ogni anno per attestare lo stato di salute del grande "carrozzone"; eppure qualche sorpresa si trova sempre.
Dall'ultimo resoconto disponibile, quello per l'anno 2008, scopriamo che il carrozzone era persino in attivo.
Se ci addentriamo nelle singole "gestioni", scopriamo però qualcosa di più interessante.
La Gestione del "Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti", FPLD, (il grosso, si può dire, della gestione INPS) ha chiuso il 2008 anch'essa in attivo, dopo anni di risultati negativi, ma conserva ancora una situazione patrimoniale in forte perdita, circa 123 Miliardi.
D'altra parte la "Gestione delle prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti" (che gestisce maternità, malattie, mobilità, cassa integrazione, assegni di disoccupazione..), ha sempre, ogni anno, Risultati di Esercizio abbondantemente in attivo (nel 2008 circa 5,7 Miliardi) tanto che ha accumulato una Situazione Patrimoniale molto florida - oltre 175 Miliardi a fine 2008.
Ricapitolando: la situazione patrimoniale delle "Pensioni" è in forte passivo, quella per le prestazioni temporanee è in forte attivo, e quest'ultima "avanza" ogni anno molti Miliardi.
Da qui nasce subito una prima considerazione: se la Gestione delle Prestazioni Temporanee è sempre abbondantemente in attivo significa che vengono raccolti molti più contributi di quelli necessari per coprire tutte le prestazioni.
Ma allora, nell'ottica di minimizzare la "pressione" sui contribuenti, perchè non ridurre questi contributi?
Una possibile risposta può venire leggendo più attentamente lo Stato Patrimoniale del FPLD.
Si scopre che questo, tra le passività, conta debiti per quasi 200 miliardi; il grosso di questi, 150 Miliardi, sono debiti verso la gestione delle prestazioni temporanee.
Questi debiti non sono altro che "anticipazioni", a titolo gratuito, fatte dalla Gestione delle prestazioni temporanee nel corso degli anni, verso il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti.
Per l'anno 2008, per esempio, questa "anticipazione" è stata di circa 3,5 Miliardi.
Ma perchè questo passaggio di risorse dalla Gestione delle prestazioni temporanee al FPLD?.. Nient'altro che per un "principio di solidarietà", sancito dall'art.21 della legge n.88/1989.. quindi, più di vent'anni fa.
Cosa dice quest'articolo? Eccolo:
Art. 21
Fondi dei lavoratori dipendenti
1. Nell'ambito del comparto riguardante la gestione dei lavoratori dipendenti, oltre al fondo di cui all'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639, è istituita la gestione di cui al successivo articolo 24. In tale ambito il consiglio di amministrazione può deliberare l'utilizzazione, senza corresponsione di interessi, degli eventuali avanzi di gestione.
Con questo articolo quindi veniva sancito che gli eventuali avanzi di gestione della Gestione delle prestazioni temporanee (all'art.24 della stessa legge) poteva essere liberamente utilizzati dal Fondo Pensioni.
Ecco spiegato quel debito da 150 Miliardi.
Fin qui la spiegazione "legale".. ma val la pena di trovare anche una "motivazione".
Come abbiamo visto, dati gli avanzi della gestione per le prestazioni temporanee, sarebbe naturale prevedere una diminuzione dei contributi a carico di queste prestazioni.
Se l'esigenza fosse solo quella di "ripianare i conti" del Fondo Pensioni, basterebbe aumentare i contributi pensionistici della stessa misura in cui si dimuiscono quelli per malattia, maternità, cassa integrazione... in busta paga, i lavoratori, non vedrebbero nessuna differenza.
Ma allora perchè non viene fatto così? qual è la differenza?
Beh... una differenza c'è, e non da poco.
I contributi che finiscono nella Gestione prestazione temporanee, non sono contributi pensionistici, vale a dire (per quel che ne so) che non verranno "conteggiati" per il calcolo delle pensioni future; e visto che le pensioni future verranno calcolate con il metodo contributivo.. la differenza è bella grossa.
Sono 150 Miliardi versati dai lavoratori, utilizzati per pagare le pensioni di oggi.. ma che un domani non rientreranno nelle pensioni dei lavoratori che li hanno versati. Semplicemente..svaniti.
Bilanci INPS
Ovviamente, potrei aver preso un abbaglio.. sulla questione bisognerebbe sentire qualche "dotto professore" che ne capisca più di me.
Sappiate però che ho provato a sottoporre il problema direttamente all'INPS, parecchio tempo fa. Senza alcuna risposta!
*questo post è stato pubblicato dal sottoscritto su un altro blog e su NoisefromAmerika nel maggio 2010 e ripubblicato qui solo successivamente
Dall'ultimo resoconto disponibile, quello per l'anno 2008, scopriamo che il carrozzone era persino in attivo.
Se ci addentriamo nelle singole "gestioni", scopriamo però qualcosa di più interessante.
La Gestione del "Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti", FPLD, (il grosso, si può dire, della gestione INPS) ha chiuso il 2008 anch'essa in attivo, dopo anni di risultati negativi, ma conserva ancora una situazione patrimoniale in forte perdita, circa 123 Miliardi.
D'altra parte la "Gestione delle prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti" (che gestisce maternità, malattie, mobilità, cassa integrazione, assegni di disoccupazione..), ha sempre, ogni anno, Risultati di Esercizio abbondantemente in attivo (nel 2008 circa 5,7 Miliardi) tanto che ha accumulato una Situazione Patrimoniale molto florida - oltre 175 Miliardi a fine 2008.
Ricapitolando: la situazione patrimoniale delle "Pensioni" è in forte passivo, quella per le prestazioni temporanee è in forte attivo, e quest'ultima "avanza" ogni anno molti Miliardi.
Da qui nasce subito una prima considerazione: se la Gestione delle Prestazioni Temporanee è sempre abbondantemente in attivo significa che vengono raccolti molti più contributi di quelli necessari per coprire tutte le prestazioni.
Ma allora, nell'ottica di minimizzare la "pressione" sui contribuenti, perchè non ridurre questi contributi?
Una possibile risposta può venire leggendo più attentamente lo Stato Patrimoniale del FPLD.
Si scopre che questo, tra le passività, conta debiti per quasi 200 miliardi; il grosso di questi, 150 Miliardi, sono debiti verso la gestione delle prestazioni temporanee.
Questi debiti non sono altro che "anticipazioni", a titolo gratuito, fatte dalla Gestione delle prestazioni temporanee nel corso degli anni, verso il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti.
Per l'anno 2008, per esempio, questa "anticipazione" è stata di circa 3,5 Miliardi.
Ma perchè questo passaggio di risorse dalla Gestione delle prestazioni temporanee al FPLD?.. Nient'altro che per un "principio di solidarietà", sancito dall'art.21 della legge n.88/1989.. quindi, più di vent'anni fa.
Cosa dice quest'articolo? Eccolo:
Art. 21
Fondi dei lavoratori dipendenti
1. Nell'ambito del comparto riguardante la gestione dei lavoratori dipendenti, oltre al fondo di cui all'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639, è istituita la gestione di cui al successivo articolo 24. In tale ambito il consiglio di amministrazione può deliberare l'utilizzazione, senza corresponsione di interessi, degli eventuali avanzi di gestione.
Con questo articolo quindi veniva sancito che gli eventuali avanzi di gestione della Gestione delle prestazioni temporanee (all'art.24 della stessa legge) poteva essere liberamente utilizzati dal Fondo Pensioni.
Ecco spiegato quel debito da 150 Miliardi.
Fin qui la spiegazione "legale".. ma val la pena di trovare anche una "motivazione".
Come abbiamo visto, dati gli avanzi della gestione per le prestazioni temporanee, sarebbe naturale prevedere una diminuzione dei contributi a carico di queste prestazioni.
Se l'esigenza fosse solo quella di "ripianare i conti" del Fondo Pensioni, basterebbe aumentare i contributi pensionistici della stessa misura in cui si dimuiscono quelli per malattia, maternità, cassa integrazione... in busta paga, i lavoratori, non vedrebbero nessuna differenza.
Ma allora perchè non viene fatto così? qual è la differenza?
Beh... una differenza c'è, e non da poco.
I contributi che finiscono nella Gestione prestazione temporanee, non sono contributi pensionistici, vale a dire (per quel che ne so) che non verranno "conteggiati" per il calcolo delle pensioni future; e visto che le pensioni future verranno calcolate con il metodo contributivo.. la differenza è bella grossa.
Sono 150 Miliardi versati dai lavoratori, utilizzati per pagare le pensioni di oggi.. ma che un domani non rientreranno nelle pensioni dei lavoratori che li hanno versati. Semplicemente..svaniti.
Bilanci INPS
Ovviamente, potrei aver preso un abbaglio.. sulla questione bisognerebbe sentire qualche "dotto professore" che ne capisca più di me.
Sappiate però che ho provato a sottoporre il problema direttamente all'INPS, parecchio tempo fa. Senza alcuna risposta!
*questo post è stato pubblicato dal sottoscritto su un altro blog e su NoisefromAmerika nel maggio 2010 e ripubblicato qui solo successivamente
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