domenica 20 marzo 2011

Il caso Y Spa

Da circa quattro anni lavoro presso la Y Spa, un'azienda meccanica della provincia di Varese (parte di una multinazionale), per diverso tempo nella Qualità, ultimamente come operaio in produzione.

Siccome si tratta di una vicenda "sindacale" è bene iniziare indicando i "protagonisti" di questa storia, oltre al sottoscritto naturalmente:

Da una parte, la Direzione aziendale, con l'amministratore dell'azienda, il dott. V, il responsabile del personale, il dott. L (figlio di un dirigente provinciale Fiom) e il procuratore dell'azienda, il rag. M, ex- funzionario/responsabile/dirigente dell' Univa (Unione degli industriali della provincia di Varese), che ha gestito la crisi e le relazioni industriali in questo delicato periodo.
Dall'altra parte, le Organizzazioni Sindacali di Fiom (Cgil) e Fim (Cisl).

Questa suddivisione è ovviamente solo di comodo: come vedremo, azienda e sindacati, si sono trovati spesso su fronti tutt'altro che contrapposti.

Meglio, si potrebbe pensare.

Sicuramente. Le contrapposizioni sindacali del passato hanno portato solo problemi ed una maggiore ragionevolezza è un fatto positivo, ma occorre valutare anche chi trae veramente vantaggio da questa "ragionevolezza", se porta maggiori benefici ai lavoratori, e soprattutto se rispetta i loro diritti individuali.

Torniamo alla vicenda...

Nel 2008 la crisi è arrivata per la Y Spa come per tutto il settore in maniera molto pesante; gli ordini sono crollati (anche per la decisione di spostare parte della produzione all'estero) e questo ha significato trovarsi con un enorme esubero di personale; innanzitutto è stato "tagliato" tutto il personale interinale, poi si è aperta la mobilità per alcuni dipendenti, infine, dal 2009, si è iniziata ad utilizzare anche la Cassa Integrazione (ordinaria).

Provvedimenti identici a quelli che hanno utilizzato migliaia di aziende negli ultimi anni.

Purtroppo, durante questo periodo l'azienda ha intrappreso anche una serie di comportamenti "poco corretti" nei confronti dei dipendenti; anche in questo caso, fatti abbastanza "normali" in situazioni come queste, forse utilizzati per favorire qualche licenziamento volontario. Meno "normale" è stato l'atteggiamento inerte dei sindacati presenti in azienda.

Personalmente non mi sono mai interessato di questioni sindacali, ma in quel periodo mi sono avvicinato al Sindacato Padano; non nascondo le mie attuali simpatie leghiste, ma quella scelta è stata dettata principalmente da due motivi:

Non mi sono mai sentito rappresentato da Fiom e Fim e volevo un'alternativa, anche per riuscire a tutelare i miei interessi in maniera più diretta, in secondo luogo ritengo utile superare la contrattazione nazionale per arrivare ad una contrattazione aziendale, ma passando prima dalla contrattazione territoriale (per modificare nel frattempo alcune "criticità"), come avviene per esempio in Germania proprio per il settore meccanico; questione questa che è sempre stata il cavallo di battaglia del Sinpa.

Con loro ho quindi iniziato a fare un po’ di “attività sindacale”.

La Rappresentanza Sindacale Unitaria doveva essere rieletta nell'aprile 2010, ma vista la situazione e siccome era evidente che presto in azienda si sarebbero affrontate questioni molto importanti, abbiamo promosso una petizione per anticipare le elezioni, come previsto dagli accordi sindacali del '93.

Più della metà dei dipendenti di Y Spa ha sottoscritto la petizione.

Si doveva andare al rinnovo... ma Fiom e Fim hanno fatto finta di nulla.

In compenso, pochi giorni dopo, mi sono ritrovato in cassa integrazione, con alcuni colleghi.

Evidentemente l'azienda aveva pensato di utilizzare la CIG in maniera totalmente diversa rispetto al passato.

Qualche informazione utile sulla Cassa Integrazione per chi è completamente digiuno sull'argomento:

La Cassa Integrazione dovrebbe essere uno strumento di garanzia prima di tutto per il lavoratore, per evitare che perda il posto di lavoro durante periodi di crisi; si può criticare lo strumento, preferire un sistema più flessibile, ritenerlo persino dannoso, ma la finalità della Cassa Integrazione è quella, quindi non può essere utilizzata in maniera discriminatoria;sicuramente non si potrebbe stravolgerne la funzione, facendolo diventare uno strumento per licenziare. Per questo, in genere, la CIG viene applicata tramite rotazione sui dipendenti (per la Cig ordinaria la rotazione non è obbligatoria, ma comunque fortemente "consigliata"; per la Cig straordinaria invece è obbligatoria per legge, a meno che non possa essere effettivamente applicata per motivi tecnico-organizzativi).

La mia azienda, per i dipendenti menzionati, ha utilizzato la Cig ordinaria fino ad aprile 2010 e poi la straordinaria, per altri 12 mesi, ma sempre senza alcuna rotazione.

Tornando alla questione "Elezioni", siccome le regole sindacali prevedono anche che le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze devono essere indette 3 mesi prima della scadenza naturale (come detto aprile 2010), da gennaio ho iniziato a insistere con i sindacati perché si rispettassero le regole che loro stessi avevano deciso; anche in questo caso hanno fatto finta di nulla.

Si è arrivati così ad aprile, con le RSU scadute e l'azienda che voleva aprire la Cig straordinaria: I sindacati hanno firmato l'accordo senza fiatare e soprattutto, senza chiedere garanzie reali sull'applicazione della rotazione per i lavoratori interessati alla Cig, come prevede invece le legge.

In questa situazione, senza nessuno che garantisse il rispetto delle regole, i dipendenti messi in Cig hanno accettato le condizioni dell'azienda: una "buona uscita" per accettare la messa in mobilità.

Col sottoscritto non è stato fatto nessun tentativo di accordo.

Risolte queste questioni, i sindacati si sono decisi a indire nuove elezioni soltanto a giugno.

Curiosamente, proprio alcuni giorni prima, la direzione aziendale, mi comunicava che non ero più autorizzato ad entrare in azienda (da quel momento, anche la busta paga dovevo ritirarla in portineria).

Ho presentato una richiesta per accedere in azienda per poter organizzare le elezioni, come previsto dallo Statuto dei Lavoratori, ma mi è stato rifiutato.

Grazie all'aiuto di qualche altro iscritto del Sinpa siamo riusciti a presentare una lista, dove però ero l'unico candidato (detto molto sinceramente, i simpatizzanti del SinPa che sono riuscito a contattare hanno declinato l'invito a candidarsi con la nostra lista "per non fare la mia stessa fine").

Abbiamo preso un buon numero di voti, ma non sufficienti.

In qualsiasi caso, se anche fossi stato eletto, credo che sindacati e azienda avrebbero sicuramente contestato la legittimità del SinPa a formare Rsu e ci avrebbe escluso, così come già fatto in altre aziende della nostra zona.

Come previsto dai regolamenti sindacali ho presentato un ricorso, per via del divieto ad accedere in azienda per organizzare le elezioni.

La Commissione elettorale interna all'azienda ha accettato il ricorso, quindi le elezioni dovevano essere rifatte, ma il verbale con la decisione della Commissione, consegnato all'azienda, per la precisione al dott. L, il responsabile del personale, (sì, il figlio del dirigente Fiom) è sparito.

Sempre secondo i regolamenti ho presentato un ricorso al Comitato dei Garanti (un "tavolo" costituito da rappresentanti dei sindacati, della Direzione Provinciale del Lavoro e di Confindustria), ma è stato bocciato: bocciato dai sindacati, ovviamente, che non hanno rilevato nessuna irregolarità, con l'astensione dei rappresentanti di Confindustria e della Direzione provinciale del Lavoro, a causa del "verbale mancante" (per essere precisi, la Direzione provinciale del lavoro aveva inviato alla Commissione Elettorale aziendale, tramite l'azienda l'invito a far pervenire per tempo il verbale mancante, tale comunicazione è stata "prontamente" consegnata dalla azienda ai membri della Commissione un' ora prima della convocazione del Comitato dei Garanti).


La vicenda, più o meno, finisce qui. I sindacati sono rimasti gli stessi e su quel "fronte" nulla è cambiato.

In compenso, la produzione che era stato spostata all'estero è tornata in Italia e gli ordini sono tornati a crescere, tanto che si è tornati ad assumere e ad utilizzare molto lavoro straordinario; il tutto mentre i dipendenti messi in cassa integrazione restavano fuori dall'azienda.

Dopo qualche mese io sono stato richiamato al lavoro, anche se in un altro reparto e con un altra mansione, senz'altro più "usurante" (lo dico con il massimo rispetto verso chi da sempre e per tutta una vita fa o ha fatto l'operaio), specie per chi deve portare avanti una famiglia e.. una seconda laurea.


Chiudo con due considerazioni.

Senz'altro la scelta di rivolgermi al Sinpa non è stata felice: tutto si è ridotto ad una questione politica, con Fiom e Fim che pur di difendere il loro "territorio" non hanno badato a violare le regole e i diritti altrui.

Infine, tra pochi giorni si rifaranno le elezioni per l'Rsu (visto che due dei tre rappresentanti si sono nel frattempo dimessi).Questa volta non parteciperò; non ne vale la pena: ho imparato a mie spese che è inutile giocare con chi usa dadi truccati.

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